Lo stazzuni: l’antica fornace per la cottura dei laterizi

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Nel cuore della Sicilia settecentesca, i grandi feudi rurali non erano soltanto centri di produzione agricola, ma veri e propri ecosistemi autosufficienti. L’Agritenuta Buonanotte, a San Mauro Castelverde, ne è una testimonianza tangibile. Tra le sue architetture, il legame tra la terra e la pietra si fa indissolubile in un luogo specifico: lo stazzuni. Datata 1726, questa antica fornace rappresenta il cuore industriale e artigianale della contrada.

Che cos’era lo “Stazzuni”?

Nel dialetto siciliano, lo stazzunaru era l’artigiano dei laterizi, e lo stazzuni la sua officina: un impianto che comprendeva l’area di scavo dell’argilla, le vasche di impasto, i banchi di formatura e, soprattutto, la fornace da fuoco. La produzione dei mattoni in cotto (i laterizi) richiedeva una profonda conoscenza del territorio, della sua natura e dell’arte che veniva tramandata da generazione in generazione. Ecco perché esistono delle verie e proprie maestranze dedicate, ancora oggi attive.

Come avveniva la lavorazione

L’argilla locale, prelevata direttamente dai terreni del feudo, ricca di minerali che avrebbero conferito ai mattoni la tipica sfumatura calda e vibrante, veniva purificata con l’acqua, resa malleabile e impastata a piedi nudi o con l’aiuto di animali. A questo punto, l’argilla veniva fatta essiccare lentamente all’ombra, prima della cottura, per evitare che i mattoni si spaccassero. Infine, il fuoco della camera di cottura sigillava la struttura dei laterizi, rendendoli pronti all’uso. Ad oggi è ancora possibile vedere ai lati dello Stazzuni di Agritenuta Buonanotte le feritoie utilizzate dai mastri per verificare lo stato della cottura dei laterizi.

L’impronta della terra sulla struttura

La particolarità storica più affascinante dell’Agritenuta Buonanotte risiede nella sua autenticità costruttiva. I mattoni, i coppi delle coperture e gli elementi in terracotta che definiscono l’estetica della struttura odierna (frutto delle trasformazioni dei secoli XVII e XVIII) non viaggiavano su carri da altri paesi: venivano plasmati e cotti sul posto, nell’antico stazzuni. Questo significa che la struttura stessa dell’agritenuta è letteralmente fatta della stessa terra su cui poggia. Ogni mattone conserva le imperfezioni dell’impronta dell’artigiano che lo ha inserito nella forma di legno (u saròlo) e le bruciature uniche lasciate dalle fiamme della fornace settecentesca.

Oggi, i laterizi dello Stazzuni non sono semplici elementi strutturali; sono frammenti storici che raccontano una Sicilia di saperi tramandati e di una perfetta armonia tra l’uomo, il suo lavoro e le risorse della terra.

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